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Architectural Talks | Manni Group incontra Ateliers Jean Nouvel

Costruzione a secco, YACademy & competitions

Architectural Talks | Manni Group incontra Ateliers Jean Nouvel

4 dic, 2020

Manni Group, da sempre, pone attenzione al confronto e allo scambio con il mondo dell’architettura, con l’obiettivo di condividere una filosofia che va molto ben oltre il concetto di Edilizia. Si punta a creare un nuovo concetto di ambiente, innovativo, sostenibile e orientato al benessere delle persone che vivono l’edificio. 


Prosegue la collaborazione di Manni Group con YAC - Young Architects Competition -, diventando main partner dei corsi di alta formazione della YACademy

In occasione della nuova edizione della YAC Academy (2020-2021), Manni Group ha deciso di intervistare importanti nomi del panorama architettonico. 

Il ciclo di interviste realizzato da Manni Group ha come protagonisti nomi d’eccezione del mondo dell’architettura. 

La prima ad aprire questo ciclo di interviste è Livia Tani, Project Leader di Ateliers Jean Nouvel, uno degli studi di architettura più conosciuti in Francia, con la sede principale situata a Parigi. Le sedi distaccate sono collocate a Parigi, Barcellona, Madrid, Ginevra e Roma.

Livia Tani ha iniziato il suo percorso con Ateliers Jean Nouvel nel 1997 per poi diventare un membro del team AJN di Roma dal 2001. Ha progettato e realizzato diversi temi progettuali, tra i quali Kilometro Rosso (dal 2001 all’inaugurazione del 2008). Tra le sue esperienze professionali si annoverano progetti architettonici di carattere internazionale. 

Ateliers Jean Nouvel rappresenta una delle firme più note dell’architettura. I progetti riconducibili allo studio sono stati e sono tra i più vari e disparati: dai musei, alle sale da concerto, ai centri di congresso, agli edifici dediti alla cultura e all’arte, fino a uffici, edifici residenziali e centri commerciali.

Lo stile e il design di AJN si rivede in ogni suo progetto architettonico, in quanto, nel momento in cui viene realizzato e inserito in un contesto urbano, diventa un esempio di come, anche ciò che si crede inanimato, come può essere appunto un edificio, in realtà può divenire l’anima del contesto in cui è inserito. Infatti, quando si parla di AJN, lo si fa riconducendo i suoi progetti come a dei grandi eventi urbani.

Prima di inoltrarci nell’intervista a Livia Tani, desideriamo soffermarci su alcuni tra i progetti più importanti realizzati dallo studio. 

  • La Marseillaise - edificio del lungomare di Marsiglia, realizzato nell'Euroméditerranée, il distretto finanziario di Marsiglia, di fronte al mare alle Quais d'Arenc; 
  • La Rose de Cherbourg, La Torre Hekla - una torre di circa 220 metri di altezza, situata nel settore Rose de Cherbourg a Puteaux, nel quartiere degli affari La Défense1.

Questi appena citati ne sono solo alcuni dei più conosciuti, ma visitando il sito dello studio AJN, rispettivamente alla sezione Projets, potrai scoprire tutti i progetti realizzati.

Il lavoro di Jean Nouvel è riconosciuto e apprezzato in tutto il mondo, proprio per la sua incredibile capacità di creare delle vere e proprie opere d’arte architettoniche, perfettamente sinergiche con i contesti in cui sono inserite. 

Alcuni tra i premi più importanti che Jean Nouvel ha ricevuto sono i seguenti:

  • 1989 Premio Aga Khan conferitogli dall’Institut du monde arabe, per la sua eccezionale capacità di costruire un “ponte di successo tra la cultura francese e quella araba”;
  • 2000 Il Leone d’Oro alla Biennale di Venezia;
  • 2001 La Royal Gold Medal dal Royal Institute of British Architects (RIBA), il Praemium Imperiale dalla Japanese Association of Fine Arts e il Borromini Prize for the Culture and Congress Centre. Tre dei premi più riconosciuti a livello internazionale;
  • 2008 è stato l’anno del prestigioso Pritzker Prize: la più alta onorificenza che si possa ricevere nel mondo dell’architettura. 

Atelier Jean Nouvel vanta un riconoscimento internazionale, proprio grazie alla realizzazione di progetti architettonici in tutte le parti del mondo, come il Museo nazionale d'arte cinese (NAMOC) a Pechino, il Museo del Louvre ad Abu Dhabi o il Museo Nazionale del Qatar a Doha e tanti altri altrettanto degni di nota, considerati in tutto il mondo come delle vere e proprie forme d’arte urbane. 

Al centro dei lavori architettonici di AJN vige una stretta relazione tra programma, specificità del contesto ed edificio. Tutto assume importanza nella costruzione di un edificio, che non è mai solo fine a se stesso o funzionale allo scopo, ma anzi esprime tutta la bellezza dell’arte architettonica e l’amore per il luogo in cui è inserito: è parte del tutto. 

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Andiamo ora a scoprire i dettagli dell’intervista che Manni Group ha condotto con Livia Tani

 

Manni Group: Dagli emirati a Miami, AJN è firma che vanta progetti in tutto il mondo; quali le differenze sostanziali fra cantieri europei, dove spesso è rilevante il tema della preesistenza e del vincolo storico, e cantieri in altre parti del mondo? Quali quelli dei musei in Qatar?

Livia Tani: Il lavoro del nostro studio è molto legato alla cultura del luogo e al paesaggio. Quello che progettiamo in Asia non è lo stesso che facciamo a Miami, negli Emirati Arabi o in Italia. 

Quindi, c’è una lettura della cultura e del cliente, con lo scopo di creare un senso di appartenenza al luogo. C’è uno studio molto approfondito di questo aspetto.

Dalla mia esperienza, ciò che è ho potuto notare negli anni, è un cambiamento dei contesti normativi, sia da un punto di vista energetico o di protezione personale (come balaustre, parapetti etc). Questa evoluzione condiziona il modo di esprimersi dal punto di vista architettonico, in quanto bisogna rispondere ai vari vincoli legati al contesto storico o alle preesistenze del luogo, in alcuni casi; ai vincoli legati ai caratteri ambientali o energetici in altri casi. 

Manni Group: il Louvre di Abu Dhabi, parlando di progetti a carattere internazionale, è uno dei progetti più iconici e ad alta componente di sperimentazione tecnica del periodo contemporaneo seguito dallo studio: volevamo sapere qual è la sfida tecnologica più significativa che hai affrontato nella Tua collaborazione con AJN?

Livia Tani: Ci sono due ordini di sfide. 

Alcune sono state sfide di processo, cioè riuscire a risolvere tutti i vincoli dati dal contesto. Altre volte sono state sfide di carattere strutturale o tecnico. 

Abbiamo lavorato su una fabbrica per un’importante impresa italiana, dove i carichi che dovevano essere supportati dalla struttura erano molto impegnativi e che andavano gestiti in corso di progettazione, perché ci sono state delle esigenze diverse che si sono verificate. Abbiamo dovuto essere capaci di rispondere in maniera corale come team e in modo molto rapido. 

Probabilmente è questa la sfida che più spesso ci troviamo ad affrontare e cioè la capacità di rispondere, quando si verificano casi come questi, in modo corale, appunto come team.

Manni Group: L'architettura di AJN è lucida e rigorosa pianificazione dell'esperienza percettiva dell'utente: quanto l'impiego di tecnologie di produzione industrializzata offsite, incide sulla conduzione del cantiere nell'ottenimento di risultati architettonici all'altezza delle aspettative di JN?

Livia Tani: Probabilmente una risposta fantastica è: la prototipazione.

Si tratta sicuramente di una soluzione cara, che probabilmente richiede un maggiore approfondimento. 

Partiamo con il dire che non stiamo parlando di Mock up (c’è confusione a questo proposito), ma di prototipo, che viene realizzato uno ad uno, come se fosse il pezzo zero, prima di fare il cantiere. 

Prezzo zero, vuol dire che l’architetto, il costo, la committenza, l’impresa realizzatrice, tutti si trovano ad essere d’accordo su quel pezzo di facciata che andiamo a realizzare. 

In questo senso, il prototipo può essere inteso anche come indicatore qualitativo a cui far riferimento. Questo assolve, da una parte le verifiche sensoriali rispetto al colore ad esempio, dall’altra i tempi di fabbricazione, soprattutto quando ci sono due imprese che lavorano insieme e devono collaborare. 

Manni Group: Anche per il museo del Louvre di Abu Dhabi è stato eseguito lo stesso processo?

Livia Tani: Faccio una premessa, ovvero che io non ho lavorato direttamente al progetto, ma l’hanno fatto altri miei noti colleghi. 

In quel caso la prototipazione è stata realizzata al punto tale, che è stato deciso di progettare un intero edificio nel deserto, con un pezzo di copertura all’altezza reale alla quale sarebbe stato poi effettivamente costruito, con lo scopo di fare delle prove per verificare l’effetto illuminotecnico.

Non solo è stato fatto il prototipo, ma hanno costruito un edificio per fare il prototipo.

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Scritto da

Raffaele Bulgarelli - Digital Marketing Expert presso Manni Group
Raffaele Bulgarelli - Digital Marketing Expert presso Manni Group

Raffaele, Digital Marketing Expert di Manni Group, collabora in modo sinergico con Isopan entrando in contatto con il mondo tecnico del pannello sandwich e osservando i trend evolutivi dell’edilizia. Grazie alla formazione in Architettura ha un occhio attento su temi e attività online che coinvolgono i progettisti e gli architetti.

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