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Architectural Talks | Manni Group incontra Patrick Lüth di Snøhetta (pt. 2)

Costruzioni a secco

Architectural Talks | Manni Group incontra Patrick Lüth di Snøhetta (pt. 2)

Architectural Talks, la serie di interviste realizzate da Manni Group in collaborazione con Yacademy, incontra per la seconda volta Patrick Lüth, partner e direttore generale della sede di Innsbruck dello studio Snøhetta.

Nel precedente incontro, tra i vari argomenti toccati, Lüth ha parlato dell’importanza di considerare l’acciaio una soluzione costruttiva smart per il futuro dell’architettura, ed ha spiegato perché il greenroof è al centro della filosofia costruttiva di Snøhetta. Potete leggere l’intera intervista a questo link.

In questa seconda intervista, Franziska Vofrei di Manni Group ha chiesto a Patrick Lüth quali sono gli impegni di Snøhetta per la sostenibilità ambientale, quale ruolo avrà l’architetto all’interno di una società che si sta spostando sempre di più verso un mondo digitale e se i cambiamenti imposti dalla pandemia siano davvero irreversibili e altre domande riguardanti l’impegno di Snøhetta per un futuro più sostenibile

Ecco cosa troverai in questo articolo:

Snøhetta: design per la sostenibilità sociale

Snøhetta è uno dei più famosi studi di architettura e design d’Europa con sede centrale a Oslo, una filiale a New York e uffici in città di tutto il mondo, tra cui Parigi, Hong Kong e Innsbruck.

La sua filosofia è basata sul benessere che l’architettura, assieme alla bellezza naturale del paesaggio, può offrire all’umanità.

Da più di 25 anni, Snøhetta ha operato a livello internazionale su una serie di progetti culturali, pubblici e paesaggistici mettendo sempre inclusività e sostenibilità sociale al centro del proprio lavoro.

Grazie a questo particolare approccio lo studio è riuscito, nel corso degli anni, a vincere numerosi premi e a diventare un punto di riferimento per altri studi di architettura.

Alcune delle opere più significative costruite da Snøhetta sono:

Durante quest’intervista Patrick Lüth spiegherà quali sono gli impegni di Snøhetta per la sostenibilità ecologica e come intende raggiungerli, perché il ruolo dell’architetto non è messo in pericolo da un mondo sempre più digitalizzato e come la pandemia potrebbe aver aiutato a contribuire a costruire un mondo più sostenibile.

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L’intervista di Manni Group a Patrick Lüth

Di seguito riportiamo la nostra intervista a Patrick Lüth.

Franziska Vofrei: La consapevolezza e l’attenzione verso la sostenibilità ecologica stanno aumentando. Il risultato di questo dibattito è che si è coniato il termine “greenwashing” per distinguere tra due tipi di comportamento: quello di chi ha l’obiettivo di creare un contributo positivo all’ambiente e quello di chi non ce l’ha.

Snøhetta è sempre stato un pioniere a riguardo e ha costruito uno dei primi edifici a quasi zero costi di energia. Come si impegna oggi Snøhetta per la sostenibilità?

Patrick Lüth: La sostenibilità sociale è stata, fin dall’inizio, un tema presente nella storia di Snøhetta.

Abbiamo costruito un teatro dell’opera ad Oslo sul cui tetto possono camminare migliaia di persone, una biblioteca pubblica, aperta e democratica ad Alexandria e cerchiamo di costruire posti che piacciono alle persone: questo crea un legame emotivo che porta alla sostenibilità sociale.

Tutto ciò è molto importante anche dal punto di vista ecologico perché le città che sono amate dalle persone durano di più. Demolire un edificio dopo vent’anni ha un impatto ecologico enorme. Se dura a lungo e le città vengono utilizzate ci saranno, invece, grandi vantaggi in termini ecologici.

Per quanto riguarda le questioni centrali della sostenibilità ambientale, abbiamo già eretto alcuni cosiddetti edifici a zero emissioni in Scandinavia.

Cerchiamo di non concentrarci soltanto sull’operazione ma anche sull’intero ciclo di vita e, da questo punto di vista, l’energia grigia, ossia “l’energia incorporata”, gioca un ruolo più importante e di cui c’è effettivamente bisogno ed è su questo che dobbiamo lavorare.

Purtroppo, come ben sappiamo, il calcestruzzo è un pessimo materiale perché produce molta CO2 e non può essere riutilizzato più tardi nel suo ciclo di vita, al contrario ad esempio delle costruzioni in acciaio i cui materiali possono essere riciclati in futuro con consumi di energia relativamente bassi.

Per questo, cerchiamo di guardare a questi progetti in modo molto olistico con un bilancio di CO2 sul ciclo di vita che cambia da regione a regione.

Normalmente stimiamo 60 anni per creare questo bilancio di CO2 per includere tutti i parametri che contribuiscono all’attività di costruzione, come ad esempio i trasporti in cantiere, e arriviamo persino a comprendere i pasti per i dipendenti, in modo che si possa davvero dire che sia un edificio che, nel corso della sua esistenza, assorbe più CO2 di quanta ne utilizza.

F.V.: Le architetture sono sempre state concepite per rispondere a programmi e modelli fisici. Al giorno d’oggi, però, stanno venendo a galla sempre più misure immateriali: la parola chiave è “metaverso”. Che ruolo ha l’architetto in una società che sta digitalizzando sempre di più le proprie azioni e i propri ideali?

P.L.: Non pensiamo che il ruolo dell’architetto stia diminuendo soprattutto per due motivi.

Prima di tutto, qualcuno deve pur progettare questi mondi digitali: è una cosa che, personalmente, trovo un po’ noiosa ma è un ruolo.

Ma, la cosa più importante da tenere a mente è che, attraverso l’interazione con lo spazio fisico, la pressione dell’uso degli spazi virtuali rende ancora più rilevante la qualità degli spazi fisici.

Di questo siamo assolutamente sicuri. Se rimango nella mia stanzetta tranquilla seduto per ore davanti al mio computer interagendo con i media virtuali, apprezzerò molto di più gli spazi fisici di alta qualità rispetto alla vita di tutti i giorni in cui mi muovo in soli spazi fisici.

Stiamo osservando che nei campi della vendita al dettaglio, della gastronomia e dell’hospitality, ma anche nei luoghi di lavoro degli uffici, la sensibilità per la qualità tattile e per la qualità estetica si sta alzando e non abbassando.

Per cui, non sono preoccupato che noi architetti ci ritroveremo senza lavoro perché il mondo digitale giocherà un ruolo sempre più importante nel nostro campo.

F.V.: Nonostante le elevate dinamiche dei dati e delle strutture digitali, le esigenze spaziali richieste dal web sono comunque grandi: siamo parlando, ad esempio, di server e infrastrutture informatiche. Si tratta di una sfida tecnica o c’è spazio anche per l’architettura?

P.L.: Beh, ci sono vari aspetti. Certamente, lo spazio per i sistemi digitali deve essere aumentato ma dove vediamo anche il potenziale. Ad esempio, in Norvegia, c’è un progetto pilota Spark, nel quale abbiamo cercato di spostare le server farm e altri sistemi simili che producono molto calore in zone abitate in modo da poter utilizzare questo calore di scarto in un contesto più regionale.

Questi sono i compiti che dobbiamo affrontare. Da questo punto di vista, la mia più grande preoccupazione è che, purtroppo, la tecnologia blockchain, compresi NFTs e simili, ha bisogno di così tanta potenza di calcolo da essere diventata un problema ecologico.

Sono certo che non ci si possa disfare di questa tecnologia e che giocherà un ruolo maggiore nella società ma questo problema della potenza di calcolo dovrà essere risolto, altrimenti ci saremo addossati qualcosa che diventerà molto complicato gestire.

F.V.: Viviamo in tempi di profondo cambiamento. La vita, e con essa l’architettura, sta affrontando una crisi sanitaria senza precedenti. Quali sono le conseguenze? Pensa che questi cambiamenti siano reversibili o irreversibili?

P.L.: Non tutte le speranze che avevamo riposto nella pandemia sembrano essersi materializzate. Anche adesso, dopo un anno e mezzo di pausa, alcuni modelli di comportamento riprenderanno ad esistere. Per cui, il fatto che gli esseri umani siano una specie che si adatta facilmente sarà prima di tutto una cosa da dimostrare.

Però, nel nostro studio, ci siamo resi conto che l’attenzione verso la sostenibilità in architettura è aumentata moltissimo nello scorso anno e mezzo e, di conseguenza, abbiamo avuto molte più richieste per progetti sostenibili rispetto a due anni fa, anche se ci è difficile dire quanto questo sia relazionato alla pandemia.

Comunque, io penso semplicemente che le persone siano diventate più sensibili e che questo sia il momento per un cambiamento più profondo e più sostenibile nell’architettura.

 

Leggi le parole dei principali attori dell'architettura internazionale nelle interviste agli Archistar di Manni Group realizzate in collaborazione con Yacademy. 

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Scritto da

Raffaele Bulgarelli - Digital Marketing Expert presso Manni Group
Raffaele Bulgarelli - Digital Marketing Expert presso Manni Group

Raffaele, Digital Marketing Expert di Manni Group, collabora in modo sinergico con Isopan entrando in contatto con il mondo tecnico del pannello sandwich e osservando i trend evolutivi dell’edilizia. Grazie alla formazione in Architettura ha un occhio attento su temi e attività online che coinvolgono i progettisti e gli architetti.

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