
Il progetto di ARW Associates assume la Torre di via Maffeo Bagarotti 44, scala A, come caso di riferimento all’interno di un complesso composto da più torri e mostra come l’off-site possa trasformare la riqualificazione di un edificio ERP in un processo integrato, misurabile e replicabile: industrializzato dove possibile, adattivo dove necessario.
«La vera innovazione di questo progetto è un metodo.»
Matteo Facchinelli, founding partner di ARW Associates
Un cantiere può diventare più rapido, preciso e rispettoso solo se una parte crescente delle decisioni viene presa prima della sua apertura.
È questo il punto di partenza di Bagarotti Re-Life, il progetto sviluppato da ARW Associates per la riqualificazione della torre corrispondente alla scala A del civico 44 di via Maffeo Bagarotti, nel quartiere Baggio a Milano. L’edificio è assunto come caso di riferimento all’interno di un complesso più ampio, formato da più torri con caratteristiche tipologiche ricorrenti.
Con Bagarotti Re-Life, al centro non c’è soltanto il risultato formale, ma il processo che rende possibile raggiungerlo.
Come si interviene su una torre complessa e abitata, trasformando l’esperienza in un modello applicabile a edifici analoghi? Quali lavorazioni possono essere trasferite in fabbrica? Quali decisioni devono essere anticipate? E come si coordinano involucro, serramenti, impianti, copertura e cantiere affinché funzionino come parti di un solo sistema?
La risposta di ARW Associates nasce dall’integrazione tra analisi, progetto architettonico e industrializzazione. L’off-site non viene interpretato come una tecnica da applicare alla fine, ma come un metodo che modifica fin dall’inizio il modo di progettare.
La Torre oggetto del progetto è uno degli edifici del complesso di edilizia residenziale pubblica realizzato tra gli anni Sessanta e Settanta nella periferia occidentale di Milano. Si sviluppa su nove piani fuori terra, con un corpo centrale destinato a scala e ascensore e quattro unità abitative per piano. Il complesso comprende più torri costruite secondo un impianto analogo: un sistema tipologico seriale, riconoscibile e potenzialmente adatto allo sviluppo di interventi replicabili.
La struttura organizzativa rispondeva alle priorità dell’epoca: efficienza distributiva, ripetizione e capacità di offrire rapidamente un numero elevato di alloggi.
Oggi, però, l’edificio presenta criticità diffuse. L’involucro originario non dispone di un isolamento adeguato, i ponti termici sono ricorrenti, la tenuta all’aria è discontinua e gli impianti dipendono in larga parte dalle fonti fossili. A queste condizioni si sommano un comfort interno non uniforme, una manutenzione divenuta progressivamente più complessa e spazi comuni che hanno perso parte della propria qualità.
La Torre continua a funzionare.
Ma non restituisce più agli abitanti e al quartiere tutto ciò che potrebbe offrire.
«La Torre è un edificio che ha una presenza forte nel quartiere, un’identità da valorizzare. L’ambizione vera è dimostrare che si può intervenire su edifici verticali complessi con strumenti industriali moderni, senza sacrificare né la qualità architettonica.»
Tommaso Conti, project leader di ARW Associates
Bagarotti Re-Life parte da questa contraddizione: la Torre, ancora riconoscibile nel paesaggio urbano, non è più adeguata dal punto di vista energetico, impiantistico e abitativo. Proprio la sua appartenenza a un sistema di edifici analoghi permette però di esplorare un metodo trasferibile, con i necessari adattamenti, alle altre torri del complesso.
La riqualificazione deve quindi fare più che ridurre i consumi. Deve restituire alla Torre un ruolo attivo nel quartiere.
ARW Associates non parte da un’immagine definita a priori.
Parte dalla conoscenza dell’edificio.
«Abbiamo misurato, simulato, osservato come si comporta l’edificio d’inverno e in estate. Solo dopo abbiamo cominciato a immaginare cosa poteva diventare.»
Tommaso Conti, ARW Associates
Questa sequenza sintetizza uno degli aspetti più importanti del progetto.
Prima viene il rilievo. Poi la simulazione. Infine, la forma.
L’analisi consente di individuare dispersioni, ponti termici, discontinuità e criticità impiantistiche. Il rilievo digitale permette invece di registrare deformazioni, fuori piombo e differenze dimensionali che un processo industrializzato non può ignorare.
Laser scanner e modellazione BIM trasformano così l’edificio reale in un modello informativo condiviso. Su questa base possono essere coordinati i componenti prefabbricati, le sottostrutture, i moduli finestra, le reti impiantistiche e le sequenze di installazione.
La digitalizzazione non rappresenta un livello aggiuntivo rispetto all’architettura.
È il collegamento tra l’irregolarità dell’esistente e la precisione richiesta dalla produzione industriale.
Ogni scelta viene verificata prima di raggiungere il cantiere. Ed è proprio in questa anticipazione che si costruiscono qualità, prevedibilità e replicabilità.

Il progetto architettonico nasce dalla volontà di rafforzare la presenza dell’edificio senza nasconderne l’origine.
La nuova facciata non viene concepita come una maschera applicata sull’esistente. Ne studia i pesi compositivi e li riorganizza attraverso proporzioni ed equilibri nuovi.
«Quando si interviene su un edificio esistente, la prima domanda è quanto si può cambiare senza tradire ciò che c’è.»
Matteo Facchinelli, ARW Associates
La risposta si articola attraverso quattro mosse: l’orizzontale diventa il metronomo della facciata; il vano scala viene trasformato in una cerniera; la copertura assume il ruolo di piattaforma tecnica; il piano terra torna a essere una soglia tra edificio e quartiere.
Non sono episodi indipendenti.
Sono parti di un’unica strategia, nella quale architettura e processo costruttivo vengono sviluppati insieme.
La nuova pelle utilizza le fasce di piano come principio ordinatore.
Serramenti, marcapiani, imbotti e giunti vengono coordinati all’interno di una griglia regolare. La lettura orizzontale riduce percettivamente la massa della Torre e restituisce continuità a un prospetto che, nel tempo, era stato frammentato da interventi e installazioni puntuali.
I pannelli prefabbricati non vengono quindi inseriti all’interno di una composizione già definita.
Contribuiscono a costruirla.
Il progetto prevede l’impiego del pannello sandwich Isoclass di Isopan, la cui micro-ondulazione verticale produce variazioni leggere di luce e ombra. La tessitura dona profondità ai campi opachi, mentre la scansione dei marcapiani mantiene dominante il ritmo orizzontale.
Anche il sistema di giunzione e il formato dei pannelli entrano nel disegno. I giunti orizzontali coincidono con le fasce di piano, trasformando una necessità costruttiva in una regola compositiva.
La precisione industriale non riduce quindi la qualità architettonica.
La rende leggibile.
Il corpo scala centrale rappresenta uno degli elementi più riconoscibili della Torre.
Nella configurazione esistente contribuisce però alla compattezza del volume, accentuandone la percezione monolitica. Il progetto lo trasforma in una cerniera attiva, capace di separare visivamente due corpi e rendere più slanciata la figura complessiva.
Una schermatura prefabbricata a lamelle orizzontali controlla luce, ventilazione e visibilità. Lo stesso elemento può inoltre ospitare e ordinare linee tecniche e cavidotti verticali, evitando che gli impianti tornino a frammentare la facciata.
Durante il giorno, la cerniera alleggerisce la massa dell’edificio. Di sera, il vano scala può assumere il carattere di una lanterna, rendendo visibile dall’esterno uno degli spazi condivisi della Torre.
La tecnica non viene nascosta.
Viene trasformata in architettura.
Anche il tetto smette di essere considerato una semplice chiusura.
La nuova copertura piana completa la composizione della Torre e diventa una piattaforma sulla quale integrare locali tecnici, dispositivi di sicurezza, isolamento e produzione di energia rinnovabile.
Il coronamento è articolato attraverso altezze differenti, che rafforzano la scomposizione del volume e assorbono gli elementi impiantistici all’interno di una figura ordinata. Sono inoltre previste superfici ad alta riflettanza e sistemi per la gestione delle acque meteoriche.
L’impianto fotovoltaico indicato nella relazione tecnica ha una potenza prevista di circa 14 kWp e chiude il concept energetico insieme all’elettrificazione degli impianti.
La copertura assume così tre ruoli contemporaneamente: produce energia, organizza gli impianti e conclude il disegno architettonico.
La qualità della Torre non dipende solamente dalla facciata o dagli alloggi.
Dipende anche dal modo in cui l’edificio tocca il suolo.
Gli androni e i locali comuni, oggi utilizzati prevalentemente come spazi di passaggio, vengono resi più leggibili e aperti. Il progetto introduce funzioni quotidiane come depositi per biciclette, locker per le consegne, sedute e locali multifunzionali.
Il piano terra diventa una soglia abitata: il punto in cui la dimensione domestica incontra gli spazi del quartiere.
Questa trasformazione non richiede necessariamente gesti spettacolari. Sono interventi puntuali, ma capaci di cambiare la percezione e l’uso quotidiano degli spazi comuni.
La Torre smette così di essere un corpo isolato e torna a funzionare come infrastruttura dell’abitare.

È nell’organizzazione del processo che Bagarotti Re-Life trova la propria tesi centrale.
Un edificio esistente non può essere trattato come un prodotto industriale perfettamente regolare. Assestamenti, deformazioni e trasformazioni accumulate nel tempo rendono ogni facciata diversa dalla geometria teorica di progetto.
Un modello total off-site rigido rischierebbe di non riuscire ad assorbire questa variabilità.
Allo stesso tempo, affidare al cantiere la maggior parte delle decisioni significherebbe conservare i limiti dell’approccio tradizionale: tempi incerti, difficoltà di coordinamento, variabilità esecutiva e maggiori interferenze per gli abitanti.
Il paradigma OFF > ON costruisce un equilibrio tra queste due condizioni.
In fabbrica vengono trasferite le lavorazioni ripetibili, verificabili e standardizzabili. In sito rimangono la preparazione dell’edificio, le regolazioni e le operazioni necessarie ad adattare il sistema alla realtà costruita.
«La maggior parte delle lavorazioni avviene altrove: quello che arriva in cantiere è già fatto, già verificato, già dimensionato. Ma stiamo costruendo un modello ibrido: industrializzato dove è possibile, adattivo dove è necessario.»
Matteo Facchinelli, ARW Associates
L’off-site non coincide quindi con la sola prefabbricazione.
È progettazione anticipata.
Significa risolvere prima i nodi che il cantiere tradizionale tende ad affrontare durante l’esecuzione: tolleranze, interfacce, ancoraggi, reti impiantistiche, trasporto, manutenzione e sequenze di posa.
La qualità della riqualificazione si sposta a monte.
La soluzione non utilizza una sola tecnologia su tutta la Torre. Combina componenti industrializzati e lavorazioni adattive in base alle differenti condizioni dell’involucro.
Il sistema di facciata integra:
Il valore non risiede, però, nei singoli prodotti.
Risiede nel modo in cui vengono coordinati.
Il foro finestra, per esempio, non viene affrontato come una successione di serramento, isolamento, schermatura e finitura. Diventa un nodo integrato, predisposto off-site e collegato al sistema complessivo della facciata.
Lo stesso accade con gli impianti. Le nuove colonne montanti vengono ricollocate all’esterno, all’interno di nicchie ispezionabili. Da qui partono le alimentazioni dirette agli appartamenti, integrate nell’intercapedine dietro al pannello sandwich. La rete può così essere rinnovata limitando le lavorazioni invasive all’interno degli alloggi.
L’involucro diventa una piattaforma attraverso cui coordinare isolamento, serramenti, impianti e manutenzione.
La strategia energetica segue una sequenza precisa.
Prima si interviene sull’involucro per ridurre le dispersioni. Poi si ricalibrano gli impianti sui nuovi fabbisogni.
Facciate e copertura vengono isolate, i serramenti sostituiti e i ponti termici corretti. Le vecchie caldaie a gas lasciano spazio a pompe di calore e boiler elettrici, mentre la ventilazione meccanica decentralizzata assicura il ricambio dell’aria dopo il miglioramento della tenuta dell’involucro.
La distribuzione impiantistica integrata nella facciata permette di ridurre gli interventi negli appartamenti. Una piattaforma digitale collega sistemi di climatizzazione, produzione di acqua calda e fotovoltaico, consentendo monitoraggio, gestione dei carichi e regolazione sulla base delle condizioni reali.
L’edificio viene quindi ripensato come un sistema coordinato.
Non si sostituisce semplicemente una macchina con un’altra.
Si modifica il rapporto tra domanda, produzione e gestione dell’energia.
In un edificio abitato, il processo è parte del risultato.
La qualità di una riqualificazione non può essere valutata soltanto al termine dei lavori. Deve considerare anche rumore, polveri, durata delle operazioni e accessi agli appartamenti.
Prefabbricazione, posa dall’esterno e sequenze a secco permettono di ridurre le lavorazioni eseguite direttamente sull’edificio. I componenti arrivano in cantiere secondo una programmazione definita e vengono installati attraverso operazioni più brevi e ripetibili.
La relazione tecnica definisce questa impostazione un “cantiere gentile”: un processo nel quale l’inquilino percepisce meno a lungo i lavori e può vedere prima il risultato.
Non si tratta soltanto di velocità.
Si tratta di progettare il cantiere dal punto di vista di chi continuerà ad abitare l’edificio.
Bagarotti Re-Life è una proposta progettuale sviluppata nell’ambito della Call for Solutions, non un intervento già completato.
I dati devono quindi essere letti come risultati attesi dello scenario di progetto, da verificare nelle successive fasi di approfondimento e in un’eventuale realizzazione.
Le simulazioni indicano una possibile riduzione dell’energia primaria non rinnovabile fino all’85% e delle emissioni di CO₂ fino a circa il 62%, grazie all’integrazione tra nuovo involucro, elettrificazione degli impianti e produzione fotovoltaica.
Il valore del caso studio non consiste nell’affermare un risultato già acquisito.
Consiste nell’aver costruito un modello sufficientemente dettagliato da poter essere misurato, discusso, ottimizzato e applicato ad altri edifici analoghi.

Il progetto riunisce competenze architettoniche, strutturali, impiantistiche e industriali.
La progettazione architettonica è affidata ad ARW Associates; la filiera comprende inoltre Teicos, Armalam, Isopan, Alpac, EKON–myGEKKO, Olimpia Splendid, Horigon, ROCKWOOL Group e Caparol.
Questa collaborazione anticipata è una condizione necessaria del processo off-site.
Quando involucro, impianti e componenti devono essere coordinati prima della produzione, le decisioni non possono essere rinviate alla fase esecutiva. Ogni attore deve contribuire fin dall’inizio alla definizione delle interfacce, delle prestazioni e delle sequenze di montaggio.
L’industrializzazione riduce l’improvvisazione in cantiere perché aumenta la responsabilità del progetto.
Il primo insegnamento è che la riqualificazione di una torre richiede una visione sistemica. Facciata, copertura, impianti, serramenti, spazi comuni e manutenzione non possono essere affrontati come interventi indipendenti.
Il secondo riguarda il rapporto tra analisi e forma. Prima di immaginare ciò che l’edificio potrà diventare, è necessario comprenderne il comportamento, misurarne le geometrie e simulare gli effetti delle scelte.
Il terzo riguarda il tempo del progetto. Nell’off-site, molte decisioni vengono anticipate: ciò che non viene risolto prima della produzione rischia di trasformarsi in errore, ritardo o interferenza in cantiere.
Il quarto riguarda la replicabilità. Un modello non diventa scalabile perché genera torri tutte uguali, ma perché produce dati, dettagli, interfacce e procedure riutilizzabili.
Il prototipo non è l’immagine finale.
È il processo che permette di realizzarla.
Bagarotti Re-Life mostra che industrializzare la riqualificazione non significa semplicemente spostare alcune lavorazioni in fabbrica.
Significa riprogettare l’intera sequenza che collega conoscenza dell’esistente, architettura, produzione e installazione.
L’orizzontale ordina la facciata. Il vano scala diventa una cerniera. La copertura si trasforma in una piattaforma energetica. Il piano terra costruisce un nuovo rapporto con il quartiere. Involucro e impianti vengono coordinati come parti di un unico sistema.
La vera innovazione non coincide con il pannello, il fotovoltaico o la pompa di calore.
Coincide con il metodo che li tiene insieme.
«L’off-site diventa uno strumento concreto per superare i limiti della riqualificazione tradizionale.»
Matteo Facchinelli, ARW Associates
La qualità del risultato non viene decisa quando il componente raggiunge il ponteggio.
Viene decisa prima: nel rilievo, nelle simulazioni, nelle interfacce e nel coordinamento tra tutte le competenze coinvolte.
È questa la lezione centrale di Bagarotti Re-Life.
La riqualificazione comincia molto prima del cantiere.
Raffaele, Digital Marketing Expert di Manni Group, collabora in modo sinergico con Isopan entrando in contatto con il mondo tecnico del pannello sandwich e osservando i trend evolutivi dell’edilizia. Grazie alla formazione in Architettura ha un occhio attento su temi e attività online che coinvolgono i progettisti e gli architetti.
Vai alla scheda dell'autoreLascia i tuoi dati per restare aggiornato sui prodotti, i servizi e le attività di Manni Group