Nel progettare l’involucro edilizio di un edificio, ci sono due soluzioni molto diffuse: il cappotto termico tradizionale e le facciate in pannelli sandwich prefabbricati. Il cappotto termico consiste nell’applicazione esterna di pannelli isolanti (es. EPS, lana di roccia, sughero) fissati con collanti e tasselli e rivestiti con intonaco armato.
Questa tecnica è ampiamente utilizzata sia nelle nuove costruzioni sia negli interventi di ristrutturazione per migliorare l’efficienza energetica dell’edificio, riducendo le dispersioni termiche. I pannelli sandwich per facciate, invece, sono moduli prefabbricati formati da doppi paramenti metallici (solitamente lamiera di acciaio preverniciato) con interposto un nucleo isolante (poliuretano espanso, PIR, lana minerale, ecc.). Questi pannelli vengono usati sempre più spesso per rivestimenti di facciata in strutture leggere, grazie all’ottimo isolamento e alla rapidità di installazione.
Pannelli sandwich per facciate
I pannelli sandwich da facciata sono disponibili in vari formati e finiture. Possono essere piani o curvi, con larghezze e lunghezze variabili in base al produttore. Gli spessori tipici sono di 70–100 mm, scelti in funzione del livello di isolamento termico desiderato. Il nucleo isolante interno può essere in poliuretano (PUR o PIR) – che offre elevata resistenza termica – oppure in materiali minerali come lana di roccia (ideale per elevati requisiti antincendio). I paramenti esterni di metallo conferiscono robustezza meccanica, proteggono il materiale isolante da urti e umidità e garantiscono una superficie esteticamente uniforme e durevole.
In termini di prestazioni, i pannelli sandwich offrono eccellenti valori di trasmittanza U per spessori relativamente contenuti. Ad esempio, un pannello in PIR da 80–100 mm raggiunge valori di U spesso inferiori a quelli di un cappotto tradizionale di pari spessore. Inoltre, molti pannelli sandwich sono testati secondo la normativa europea di reazione al fuoco EN 13501‑1, che ne definisce il comportamento in caso di incendio: in commercio ad esempio, troviamo comunemente pannelli con nucleo in PIR con la classe B‑s2,d0 oppure B‑s1,d0 (a seconda della composizione e del produttore). Va ricordato che per le facciate di edifici civili possono sussistere vincoli di norma (ad es. DM 30/03/2022 nuovo capitolo V.13 “Chiusure d’ambito degli edifici civili” del Codice di prevenzione incendi) che impongono l’uso di materiali isolanti con specifiche classi di reazione al fuoco.
Dal punto di vista costruttivo, la posa dei pannelli sandwich è rapida e a secco: i pannelli si agganciano a una sottostruttura metallica o portante in modo modulare, con giunti spesso nascosti per una finitura continua. Questo sistema è particolarmente vantaggioso in nuove costruzioni industriali e commerciali, dove si cerca di coprire grandi superfici in tempi brevi. Tuttavia, richiede una struttura di supporto adeguata (capace di reggere il peso e di gestire i carichi di vento e neve) e una pianificazione accurata degli ancoraggi (es. tasselli meccanici, giunti a scatto o viti autoportanti). Le norme NTC 2018 (DM 17/01/2018) prevedono specifiche verifiche sui pannelli sandwich strutturali, per resistenza agli sforzi a taglio e flessione.
Sistema a cappotto termico
Il cappotto termico certificato (o sistema ETICS) è un sistema di isolamento a strati applicato sulle pareti esterne di un edificio. I pannelli isolanti (ad es. lastre di EPS, lana di roccia, sughero, XPS) vengono incollati o tassellati a una parete già esistente e poi rasati con uno strato di intonaco armato con rete in fibra di vetro. Questo processo permette di creare una barriera continua che riduce notevolmente le dispersioni di calore. Il cappotto può essere posato anche internamente laddove non sia possibile intervenire esternamente, ma la soluzione esterna è di solito preferita perché consente di utilizzare pannelli più spessi senza penalizzare gli ambienti interni.
I materiali impiegati nel cappotto devono rispettare le normative di prodotto: i riferimenti normativi per la definizione di cappotti termici sono le EN 13499:2003 e EN 13500:2003 che fanno riferimento a “sistemi costituiti da isolanti in polistirene espanso e lane minerali”.
Successivamente, è in corso il processo di armonizzazione della norma EN 17237 sul tema specifico dei sistemi ETICS, differenziati da otto tipologie di isolanti termici (Lana minerale, polistirene espanso, prodotti in polistirene espanso estruso, poliuretano espanso rigido, resine fenoliche espanse, vetro cellulare, sughero espanso, fibre di legno).
La scelta dell’isolante influisce su trasmittanza, resistenza meccanica e reazione al fuoco. In fase di progettazione, è fondamentale rispettare tanto i requisiti prestazionali in termini energetici quanto la normativa in materia di prevenzione incendi.
A livello nazionale, l’UNI (Ente Italiano di Normazione), ha pubblicato, nel corso del 2018, due documenti:
- UNI/TR 11715:2018 “Isolanti termici per l’edilizia - in cui vengono definite le condizioni generali di utilizzo e le modalità di posa dei sistemi a cappotto;
- UNI 11716:2018 “Attività professionali non regolamentate - in cui sono descritti i requisiti del professionista incaricato all'installazione dei sistemi di isolamento termico a cappotto (ETICS).
Rispetto ai pannelli sandwich, il cappotto termico offre grande flessibilità applicativa: si adatta a murature tradizionali di qualsiasi forma, sopporta bene irregolarità e non richiede strutture di supporto particolari. Permette di raggiungere agevolmente i limiti di trasmittanza imposti dal D.Lgs. 192/05 e DM 26/06/2015 sugli edifici (Requisiti Minimi) semplicemente aumentando lo spessore isolante. D’altra parte, l’applicazione richiede tempo (stuccature, sgusce, rastrematura, intonaco finale) e può presentare rischi di ponti termici agli spigoli se non eseguita correttamente. Le facciate a cappotto garantiscono anche buone prestazioni acustiche e resistenza meccanica superficiale.
Uso in nuove costruzioni
In un edificio di nuova costruzione, la scelta tra sandwich e cappotto dipende molto dal tipo di progetto. Per edifici industriali, commerciali o prefabbricati, i pannelli sandwich sono spesso preferiti perché riducono i tempi di cantiere grazie alla posa rapida e sono integrabili nella facciata fin dalla progettazione strutturale. Essi permettono inoltre design modulari ed effetti estetici uniformi (es. facciate ondulate o curve) senza perdita di superficie interna. Il cappotto termico nelle nuove costruzioni viene scelto soprattutto in ambito residenziale e misto: offre grande libertà geometrica, non grava le strutture portanti esistenti (essendo applicato alla muratura finita) e consente una stratigrafia con finiture tradizionali come l’intonaco. In entrambi i casi bisogna progettare l’involucro affinché rispetti le normative energetiche (es. limiti di trasmittanza) e strutturali (NTC 2018 per i pannelli, DM 30/03/2022 per la reazione al fuoco).
Uso in ristrutturazione
Nel retrofit e nelle ristrutturazioni, il cappotto termico è la soluzione più comune. Si presta a rinnovare facciate esistenti, eliminando ponti termici sulle superfici disperdenti e migliorando l’efficienza energetica (spesso per accedere a incentivi come il Superbonus). È relativamente semplice da posare anche su edifici preesistenti e non richiede la demolizione della struttura; inoltre consente di realizzare interventi localizzati (es. isolare una sola facciata o un solo piano) con costi e tempi contenuti. I pannelli sandwich possono essere impiegati in ristrutturazione solo se la struttura può sostenere il carico aggiuntivo di pannelli e sottostruttura e se si sostituiscono ampie porzioni di tamponamento. In pratica si preferiscono quando si sostituiscono intere facciate o in ampliamenti prefabbricati; altrimenti rischiano di essere costosi e complessi da adattare a murature irregolari.
In sintesi, in un intervento di ristrutturazione residenziale o di edificio storico il cappotto offre versatilità e minor invasività, mentre i pannelli sandwich sono adatti a interventi radicali su edifici industriali o prefabbricati dove si può rimuovere la facciata esistente e installare moduli nuovi. Il rispetto della normativa è comunque cruciale: il nuovo rivestimento deve soddisfare le prescrizioni su isolamento termico e antincendio.
Vantaggi e svantaggi a confronto
- Pannelli sandwich: offrono modularità e rapida posa in contesti prefabbricati, con prestazioni termiche elevate a spessori ridotti; garantiscono facciate lisce o personalizzate esteticamente e proteggono bene l’isolante da danni meccanici. Richiedono però un supporto strutturale adeguato (peso maggiore di un cappotto) e un installazione meccanica precisa (viti, guarnizioni e giunti). In generale, i pannelli con nucleo PIR raggiungono la reazione al fuoco B-s2,d0, ma in edifici di altezza significativa (oltre 12–24 m) potrebbero non bastare senza protezioni antincendio aggiuntive.
- Cappotto termico: si adatta a qualunque parete preesistente, è tipicamente meno costoso a parità di area e può essere realizzato con materiali di classe A o B in base alle esigenze. Permette di raggiungere valori di U molto bassi semplicemente aumentando lo spessore isolante. Come svantaggio, richiede fasi di cantiere più lunghe (intonaci, stuccature, finiture) e, se non posato correttamente, possono generarsi ponti termici in corrispondenza di davanzali o angoli. Inoltre la scelta dei materiali deve considerare la normativa antincendio soprattutto quando si raggiungono determinate altezze.
In definitiva, la scelta dipende dagli obiettivi del progetto e dai vincoli in cantiere. I pannelli sandwich sono ideali per interventi veloci e modulari (spesso in nuovi edifici con struttura metallica), mentre il cappotto termico è preferibile per ristrutturazioni e edifici esistenti, dove serve un’installazione versatile e conforme alla stratigrafia esistente. Entrambe le soluzioni devono comunque garantire la conformità alle norme energetiche (trasmittanza U) e antincendio vigenti.