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title: "Modern Methods of Construction in Italia: cosa frena gli MMC?"
description: "Perché i Modern Methods of Construction faticano a\ndiffondersi in Italia? Greta Bini analizza barriere,\ncompetenze, progettazione e filiera."
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# Modern Methods of Construction in Italia: cosa frena gli MMC?

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Modern Methods of Construction in Italia: cosa frena gli MMC?

12:03

### Modern Methods of Construction in Italia: cosa frena gli MMC?

*Dalla progettazione integrata alle competenze, fino a procurement e normativa: con Greta Bini analizziamo perché i Modern Methods of Construction faticano ancora a diffondersi in Italia e quali condizioni possono accelerarne l'adozione.*

**I Modern Methods of Construction (MMC) comprendono approcci diversi - dalla prefabbricazione ai sistemi panelized e modulari, fino alla produzione off-site - accomunati da una maggiore industrializzazione del processo edilizio. Per architetti, progettisti e professionisti della filiera, il tema non riguarda soltanto come costruire, ma soprattutto come progettare, coordinare e prendere decisioni prima che il cantiere inizi.**

Per capire perché, nonostante benefici riconosciuti in termini di tempi, qualità e controllo del processo, la diffusione degli MMC in Italia resti ancora disomogenea, abbiamo intervistato Greta Bini, laureata al Politecnico di Milano e autrice della tesi “From Barriers to Capabilities: Understanding and Addressing the Limited Adoption of Modern Methods of Construction in Italy”.

Il lavoro combina una revisione della letteratura con uno studio Delphi in tre round che ha coinvolto 31 esperti della filiera delle costruzioni. La ricerca non misura statisticamente l'intero mercato italiano: analizza invece le barriere percepite dagli operatori e le azioni che, secondo il panel, possono favorire una maggiore adozione degli MMC.

Nelle due matrici di prioritizzazione riportate di seguito, le barriere e le possibili azioni derivano dal confronto con il panel Delphi. La loro collocazione nei quadranti, invece, è frutto di una valutazione personale di Greta Bini: non rappresenta una classifica votata o condivisa dai 31 esperti.

## **Perché i Modern Methods of Construction in Italia faticano a diffondersi**

Il primo dato che emerge è che non esiste una sola barriera. La limitata adozione degli MMC dipende dall'interazione tra conoscenze ancora parziali o distorte, carenza di competenze specialistiche, difficoltà a integrare la progettazione nelle fasi iniziali, incertezza della domanda, costi iniziali e scarsa chiarezza normativa.

Questi fattori si rafforzano a vicenda. Se imprese e professionisti hanno poca esperienza, l'adozione può apparire più rischiosa; se la domanda è discontinua, diventa più difficile investire in capacità produttiva e competenze; se progetto, produzione e cantiere vengono coinvolti in momenti separati, una parte del valore dell'approccio off-site si perde.

***“La tecnologia è una parte della soluzione, ma la sua adozione dipende anche dalle condizioni in cui committenti e imprese sono chiamati a scegliere.”***

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*Barrier Prioritization Matrix - barriere individuate dal panel Delphi; prioritizzazione e collocazione nei quadranti a cura di Greta Bini.*

## **Prefabbricazione e MMC: cambiare la percezione senza semplificare il problema**

Accanto agli aspetti tecnici ed economici rimane una componente culturale. Nel settore delle costruzioni processi, responsabilità e consuetudini si sono consolidati nel tempo, mentre gli MMC richiedono di anticipare una quota maggiore delle decisioni progettuali e di integrare più strettamente progettazione, produzione, logistica e assemblaggio.

Anche nell'immaginario comune, la prefabbricazione può essere ancora associata a edifici standardizzati, poco flessibili o qualitativamente inferiori. È una lettura riduttiva: gli MMC comprendono sistemi molto diversi e standardizzare alcuni processi non significa necessariamente standardizzare il risultato architettonico.

Per un progettista, il passaggio chiave è definire fin dall'inizio quali elementi conviene rendere ripetibili e quali devono conservare maggiore libertà di personalizzazione. Il cambiamento culturale, secondo Bini, passa quindi soprattutto da evidenze concrete: casi reali, visite a stabilimenti e cantieri, formazione pratica e dati comparabili su tempi, costi, qualità e prestazioni.

## **Costi iniziali, rischio e procurement: perché il metodo tradizionale resta competitivo**

La limitata diffusione degli MMC non significa che imprese, committenti e progettisti siano contrari all'innovazione. Molto spesso il metodo tradizionale continua a essere percepito come la scelta più razionale perché processi, responsabilità, rischi e modalità contrattuali sono già noti.

Gli MMC possono invece richiedere più progettazione a monte, coordinamento logistico e investimenti iniziali. I benefici - riduzione dei tempi, maggiore prevedibilità, controllo della qualità e del processo - possono emergere in una fase successiva e non sempre ricadono sullo stesso soggetto che sostiene il costo del cambiamento.

Questo aspetto è particolarmente rilevante nei processi di affidamento: se il progetto viene valutato soprattutto sul prezzo iniziale, il valore generato lungo l'intero ciclo di progettazione e costruzione rischia di non essere riconosciuto. Per cambiare equilibrio servono criteri capaci di considerare anche tempi, qualità, prestazioni e costo complessivo, insieme a regole più leggibili e a una domanda maggiormente prevedibile.

## **DfMA, BIM e progettazione integrata: le competenze che servono ai progettisti**

Il gap di competenze non riguarda soltanto la conoscenza di nuovi software. La ricerca mette in evidenza la necessità di progettare tenendo conto fin dall'inizio di produzione e assemblaggio, attraverso approcci come il Design for Manufacture and Assembly (DfMA), e di coordinare in modo più efficace le interfacce tra progetto, fabbrica, logistica e cantiere.

***“Il BIM può sostenere la condivisione delle informazioni e il coordinamento, ma da solo non risolve il problema.”***

Se i soggetti chiave entrano nel processo troppo tardi, anche gli strumenti digitali più evoluti rischiano di essere usati senza modificare davvero il modo di lavorare. La competenza consiste anche nel sapere quando coinvolgere produttori e installatori, come gestire le modifiche e come tradurre le esigenze del committente in requisiti compatibili con il sistema costruttivo scelto.

Da qui anche il valore della formazione applicata. Per Bini, università e imprese possono costruire un terreno comune attraverso casi reali, progetti interdisciplinari e confronto diretto tra studenti, progettisti e aziende. La formazione teorica è necessaria, ma acquista efficacia quando può essere verificata su processi e vincoli concreti.

## **Off-site construction: la filiera deve entrare prima nel progetto**

Uno dei cambiamenti più importanti introdotti dagli MMC riguarda il momento in cui vengono prese le decisioni. Poiché una parte maggiore del lavoro viene trasferita dal cantiere alle fasi di progettazione e produzione, produttori, installatori e specialisti dell'assemblaggio devono poter contribuire prima che il progetto sia completamente definito.

La collaborazione precoce richiede obiettivi condivisi, responsabilità chiare e informazioni affidabili. Il BIM e gli ambienti digitali possono facilitare questo coordinamento, ma non sostituiscono accordi organizzativi e contrattuali coerenti con il processo.

Il punto non è imporre un unico modello di procurement a tutti gli interventi, ma evitare che affidamento e distribuzione delle responsabilità scoraggino il coinvolgimento anticipato dei soggetti che conoscono produzione e assemblaggio. Gli MMC difficilmente possono essere introdotti a progetto concluso come una semplice sostituzione di materiali o lavorazioni.

## **Quali leve possono accelerare gli MMC in Italia?**

La ricerca non individua una misura unica in grado di risolvere il problema. Il confronto con il panel ha fatto emergere diverse possibili azioni: formazione, digitalizzazione e progettazione integrata, stimolo della domanda, iniziative di sensibilizzazione, incentivi economici, riforma del procurement e maggiore chiarezza normativa e di certificazione.

Dal punto di vista di Bini, tre direzioni possono essere particolarmente efficaci: sviluppare competenze applicabili a progetti reali, soprattutto su DfMA e progettazione integrata; rendere la domanda più prevedibile coinvolgendo committenti pubblici e grandi developer; ridurre l'incertezza normativa e nei percorsi di approvazione.

Le leve, però, funzionano soprattutto quando procedono insieme. La formazione senza progetti rischia di restare teorica; gli incentivi senza competenze e domanda stabile possono produrre effetti temporanei; la digitalizzazione senza integrazione dei processi non garantisce automaticamente una collaborazione migliore.

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*Action Prioritization Matrix - azioni individuate dal panel Delphi; prioritizzazione e collocazione nei quadranti a cura di Greta Bini.*

## **Gli MMC diventeranno uno standard per il settore delle costruzioni?**

La tesi non formula una previsione quantitativa sui prossimi cinque o dieci anni, ma individua le condizioni che potrebbero portare gli MMC oltre una dimensione ancora specialistica.

La prima è passare da singoli progetti dimostrativi a una domanda più continua, capace di giustificare investimenti in competenze, processi e capacità produttiva. La seconda è integrare questi approcci nella formazione e nella pratica corrente di architetti, ingegneri e project manager. La terza riguarda percorsi normativi e di approvazione più chiari e prevedibili.

***“La diffusione non dovrebbe significare applicare gli MMC indiscriminatamente, ma avere competenze e condizioni per considerarli seriamente quando sono adatti al progetto.”***

Per il mondo della progettazione, questa è forse una delle prospettive più interessanti: superare la contrapposizione tra costruzione tradizionale e prefabbricazione e riportare la scelta sul terreno corretto, quello delle esigenze specifiche dell'edificio, del processo e degli obiettivi di progetto.

## **Dal Design for Assembly al Design for Disassembly**

Alla fine dell'intervista abbiamo chiesto a Greta Bini quale aspetto dei Modern Methods of Construction trovasse personalmente più interessante. La risposta estende il ragionamento oltre la fase di costruzione: accanto al Design for Manufacture and Assembly, Bini richiama il Design for Disassembly.

Significa pensare componenti e connessioni considerando fin dall'inizio anche ciò che accadrà alla fine della vita utile dell'edificio, con l'obiettivo di rendere possibile, quando tecnicamente applicabile, il disassemblaggio, il recupero e il riuso di componenti e materiali.

L'industrializzazione dell'edilizia assume così un significato più ampio: non soltanto costruire in modo diverso, ma progettare in modo più consapevole l'intero ciclo di vita dell'edificio.

## **Una sfida sistemica, non tecnologica**

La conclusione della ricerca è netta: la sfida è sistemica, non tecnologica. Gli strumenti e le soluzioni esistono già; quello che deve maturare è l'ecosistema che permette di applicarli con continuità.

Competenze, processi progettuali, filiera, domanda, procurement e quadro normativo sono parti dello stesso problema. Per architetti e progettisti, gli MMC non rappresentano quindi soltanto una nuova famiglia di sistemi costruttivi, ma un invito a ripensare quando, come e con chi vengono prese le decisioni di progetto.

La loro diffusione dipenderà dalla capacità di imprese, professionisti, produttori, committenti e istituzioni di trasformare l'interesse per l'off-site construction in competenze operative, processi replicabili e opportunità di mercato.

 

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Raffaele, Digital Marketing Expert di Manni Group, collabora in modo sinergico con Isopan entrando in contatto con il mondo tecnico del pannello sandwich e osservando i trend evolutivi dell’edilizia. Grazie alla formazione in Architettura ha un occhio attento su temi e attività online che coinvolgono i progettisti e gli architetti.

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